Web 3.0: mobile
17 mar
Spesso si cerca di capire quali saranno le caratteristiche del web 3.0.
Nel mio ultimo post ho cercato di fare un elenco delle “tendenze” della nuova evoluzione della rete.
Una di queste era la mobilità.
“Mobile” è un termine che sentiamo sempre più spesso. Perché collegarlo allora al concetto di web 3.0 se in fondo riguarda il web in generale?
Il web 2.0, secondo a mia opinione, è “nato” dall’incontro di due fattori: uno sociale, dato dalla necessità di aggregazione (terzo bisogno della piramide di Maslow) e dalla diffusione di alcune tecnologie (php, mysql, ajax, drupal…). Presi singolarmente questi due fattori esistevano entrambe già prima… eppure web 2.0 è stato un termine che si è difuso soltanto negli ultimi 5 anni (e per molti anche più tardi).
Parallelamente anche l’”internet mobile” è di per sé già esistente, ma potremo forse trovarne un nuovo significato nel web 3.0
Prima di tutto perché è sempre più profonda la necessità di essere sempre connessi, bisogno che ora, in Italia, solo i manager possono permettersi. I costi dell’internet ovunque sono infatti impraticabili per studenti, semplici impiegati o piccoli imprenditori. iPhone, che al momento sembra rappresentare la scelta del web mobile offre, solo in America, pacchetti free-data (tariffa flat come per l’adsl di casa) per qualsiasi piano tariffario AT&T. La Wimax non porterà nessun miglioramento in Italia, inutile illudersi, perciò dovremo solo sperare che ogni hotel, bar, museo, biblioteca, ospedale… si attrezzi per dare un servizio wireless gratuito. Perciò, riassumendo, il web 3.o potrebbe essere caratterizzato dalla possibilità di essere connessi ovunque, sempre e a costi che non dipendono ne dal traffico ne dal tempo.
Ma non solo.
Safari per iPhone non supporta il formato Adobe Flash e anche il nuovo Nokia N810 sembra avere lo stesso limite. Questo si traduce nel fatto che non si possono vedere video (escluso YouTube) ascoltare brani o radio che richiedono Flash (last.fm per fare un piccolo esempio) e inoltre che alcuni siti rimarranno inutilizzabili. Paradossalmente oggi la tendenza sembra proprio inversa, e cioè quella di rendere più dinamici i siti web, come nel caso di Adobe AIR o di Microsoft Silverlight.
Per cui, una delle evoluzioni che ci si aspetterebbe dal web 3.0, è di avere browser che supportino le nuove tecnologie.
In conclusione “web 3.0 mobile” può essere racchiuso in una serie di parole chiavi: ovunque, sempre connesso, gratuito o flat, compatibile.
Web 3.0? …nel frattempo la personalizzazione del web 2.5
12 feb
Dopo un periodo di pausa e di riorganizzazione ho deciso di tornare a scrivere su questo blog con un post sul web 3.0.
Lo spunto mi è stato dato dall’articolo "Web 3.0, è ora di definizioni: dall’interazione alla personalizzazione"in cui vengono riportate le considerazioni di Camilla Cannarsa, autrice di Promesse d’autore, e di Jemima Kiss, che ha scritto un articolo apparso sul blog di TheGuardian.
In breve sono d’accordo che il web 2.0 sia traducibile con il termine condivisione.
La Kiss scrive "se il web 2.0 può essere definito come interazione, il web 3.0 potrebbe essere spiegato con la parola personalizzazione".
Personalmente non vedo nella personalizzazione una nuova era del web, come è stato il web 2.0. iGoogle, la personalizzazione delle pagine di MySpace o le aggiunte di servizi al proprio profilo su Facebook sono solo una tendenza del web 2.0. Al più, si può affermare che la personalizzazione rappresenta un passo avanti del web 2.0, un web 2.5, ma non rappresenta di certo un cambiamento così forte da poter essere chiamato web 3.0. A Gennaio (2008) Apple ha reso possibile la personalizzazione della schermata iniziale dell’iPod Touch e dell’iPhone e Google ha rilasciato una guida per creare temi iGoogle personalizzati, un chiaro segnale che oggi la personalizzazione rappresenta un’esigenza degli utenti.
Ma allora quali saranno le novità del web 3.0?
Con la premessa che riprenderò questo argomento a breve in un altro post ci sono alcune tendenze che potrebbero far intuire quali saranno le caratteristiche del web 3.o:
- mobile
- semantico
- sincronizzato
A breve un nuovo post sull’argomento.
Web 2.0: 10 Regole
24 gen
Le dieci strategie per creare un sito web 2.0 di successo, scritte da Paul Lomax (Two Point Oh)
- Creare una community
- Semplice Proposta
- Crescita virale
- Beta: continue ricerche e sviluppi
- Piattaforma di advertising
- Dentro l’esterno, fuori l’interno
- Sopraffare il microcosmo
- Rendere
- Mix di contenuti
- Vendere qualcosa
Membri: profili, fare amicizia, gruppi
Condizionare: far sentire il pubblico responsabile
Soddisfare le necessità: ego sociale e l’auto-actualisation
Accogliere ogni nuovo membro
Puoi spiegare il tuo sito al telefono?
Creare un beneficio per le persone che fa veramente la differenza nella loro vita
Partecipazione attiva e passiva – la scelta
Incoraggiare il passaparola: altruista e incentivato
Incorporare mosalità di condivisione
On-ramps: ostacoli minimi all’invito di amici
Effetti naturali del network: più importanza con più amici
Non aver paura di sperimentare
Dialogo aperto con gli utenti, coinvolgerli nelle decisioni
Facile meccanismo di feedback: free testers
Sviluppare è un processo, non un evento
Fai conoscere i giusti pubblicisti (adv) con i consumatori
Crea opportunità d’interazione
Mantienila rilevante e utile
Ricorda: l’advertising è la ciliegina sulla torta del profitto
Lascia dentro l’esterno
Importa widgets, RSS e API e tutti i contenuti dei competitors
Lascia fuori l’interno
Pubblicizza attraverso widgets, RSS e API
Rendi i tuoi contenuti liberi, lascia che gli utenti facciano il tuo marketing
Scegli un’audience
Location: xianei.com – china
Interessi: myspace.com – music
Identità: ivillage.com – ragazze
Condizioni: theknot.com – matrimoni
Costo di acquisizione del traffico – non perdere il tuo traffico
Considera le ricerche a pagamento come un costo di vendita
Controlla i costi di creazione dei contenuti
Misura il guadagno totale per visita
L’abilità è relativa – di idee simili, pro o differente
Lo specifico costringe ad allontanarsi dal generico
Essere comprensivi
Unisci l’ampio e il limitato- il long tail e il mass market, l’editorialità e lo UGC (user generated content)
Il 100% del profitto dalla pubblicità = uova nel paniere
Virtuale: regali (gifts) di facebook, le”land” di SL, i membri ad-free
Reale: le stampe DeviantArt, merchandising, un servizio
I tuoi dati anonimi hanno un valore per qualche business?
I teens nel web e i social network
11 gen
Vi abbiamo parlato (alcuni post fa) dell’ultima indagine della Pew: “Teens and Social Media“, dove sono emersi interessanti dati, più di sei ragazzi su 10 sono utilizzano i cellulari e quasi tre quarti dei ragazzi hanno accesso ad un computer.
La maggioranza dei ragazzi intervistati ha visitato online siti d’intrattenimento e siti di news, utilizzato l’instant messaging e guardato video online, oltre ai siti di social networking.
Tra l’altro il target dei teenagers è in rapida crescita nei gruppi di utenti dei siti di social networking, copn ben il /0 per cento che li utilizza almeno una vlta al mese. Secondo eMarketer poi il numero crescerà fino all’84% nel 2011.
Data la popolarità sia dei telefoni cellulari sia dei siti di social network tra gli adolescenti, c’è da aspettarsi che i teenagers a breve utilizzeranno le due tecnologie insieme. Già i primi dati dati suggeriscono che sarà il prossimo passo.
I giovanissimi saranno perciò i protagonisti del Mobile Social Networking. Secondo lo studio (giugno 2007) di M: Metrics poi, ormai gli utenti al di sotto dei 25 anni sono già i più attivi nell’utilizzare il cellulare sui siti di social network, collegandosi ai siti più volte al giorno o alla settimana.
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Ma ecco in dettaglio i brands con le preferenze per il target più giovane e èper iltarget più anziano: il portale di giochi online MiniClip è il sito con il target più giovane del Regno Unito, con un’età media di 28,1 anni, mentre il target online più anziano preferisce Marks & Spencer, con l’età media di 46,5 anni.
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Cinque dei dieci brands online con l’età media più giovane sono d’intrattenimento, quattro invece sono legati alla creazione di social network.
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Qui potete scaricare una sintesi della ricerca: Nielsen Online_UK Population Age.pdf
Fonte: IAB
USA: utilizzo dell’online e ads
7 gen
La seconda edizione dell’indagine “State of Media Democracy” realizzata da Deloitte & Touche mostra come sia incrementato in america l’utilizzo delle risorse online.
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- il 38% guarda la TV online (+ 15% rispetto all’Aprile 2007, otto mesi fa)
- di cui il 54% utilizza i siti di social network, chat e istant messaging.
- e il 45% dichiara di avere un profilo su un sito di networking sociale.
Sulla publicità:
- l’85% ritiene che la pubblicità televisiva è quella che ha ancora maggiore influenza sul comportamento d’acquisto;
- per il 65% sono gli annunci online
- per il 63% gli annunci sulla stampa.
- il 59 per cento ha dichiarato di prestare maggiore attenzione alla pubblicità su stampa,
- il 55 per cento ha citato qualsiasi tipo di pubblicità su Internet.
Sul tipo di pubblicità online:
- 78% considera i search ads come i più efficaci,
- 62% gli interactive ads
- 60% i banner.
Il dato interessante è che:
- il 67 % sarebbe disposto a vedere più annunci online gratuito in cambio di contenuti.
- il 37% preferibbe essere esposto a maggiori annunci pubblicitari piuttosto di pagare per i contenuti online.
- il 65% ha detto di considerare qualsiasi tipo di annuncio internet più invadente di quelli dei giornali.
2008: il WEB sorpasserà la TV?
3 gen
Il migliore amico dell’uomo medio non è più il cane e nemmeno la tv ma il Web. Sta facendo discutere, e la discussione pare molto costruttiva, l’articolo di Repubblica che incrocia i risultati della ricerca Nielsen Politecnico di Milano con i dati di un’altra recente indagine dalla European Interactive Advertising Association (Eiaa), condotta in dieci nazioni europee.
Il Web nel 2008 sorpasserà la tv, questo il verdetto: il 54 per cento degli Italiani (27 milioni di individui dai 14 anni in su) ormai al piccolo schermo preferisce di gran lunga il web.
Per chi è già un essere digitale e vive dall’interno al cultura del Web l’articolo di Repubblica suona come l’avverarsi di una profezia o come il riconoscimento in via ufficiale di un fatto già evidente ma che nessuno osava affermare, tanto meno i quotidiani che si sono trasferiti online in tutta fretta per non perdere il passo con la concorrenza digitale.
Usa il termine profezia anche Nicholas Negroponte, autore – guarda caso – di Essere digitali, che avendo prefigurato questo scenario già nel 1995 si meraviglia di come il sorpasso non sia avvenuto prima; infatti non riesce a immaginare – parole sue – alcun senso nel gaurdare la tv se non per lo sport in diretta e, forse, per le elezioni. Qui l’intervista integrale a Negroponte, che merita una lettura.
ICT Watch apre però un altro filone all’interno di questa discussione; il blogger Piero Macrì scrive:
Si dà per scontato che la progressione di internet e la comunicazione su Web sia di per sé un fatto positivo che possa determinare i presupposti per un’informazione migliore di quella finora generata dai mezzi di comunicazione tradizionali, giornali, tv e radio. Ma ne siamo davvero convinti?
Qui trovate la riflessione di Piero Macrì che esprime un concetto interessante: questo cambiamento porterà a risultati positivi?
Tra i dubbi sollevati dalla blogosfera, che sta commentando l’articolo di Repubblica, c’é anche l’apparente incongruenza tra i dati delle ricerche e la bassa diffusione di connessioni a banda larga del nostro paese. Lo sottlinea Hagakure, pubblicando alcuni grafici esplicativi: l’Italia è il fanalino di coda per la diffusione della banda larga.
Luca De Biase chiama in causa la qualità dell’offerta televisiva, probabile causa dell’improvvisa ondata prevista per il 2008:
Direi che l’erosione dei vecchi media e della televisione generalista è un fenomeno ineluttabile. Quello che stupisce, se i dati di questa ricerca saranno confermati, è l’ondata improvvisa di quest’anno. Certo, i dati su internet sono sempre difficili da valutare. Questo concetto di “preferenza” potrebbe in fondo essere una dichiarazione qualitativa che non si traduce in una immediata perdita di audience della tivvù altrettanto marcata.
Layla Pavone, presidente della Interactive Advertising Bureau, è cauta nella sua dichiarazione a Repubblica e porta la discussione suio binari degli investimenti pubblicitari: Non credo che la Rete sostituirà completamente la televisione, perché non credo che un mezzo di comunicazione possa essere soppiantato da un altro diverso. Al massimo convivono. È in atto però una trasformazione che da noi fa impressione perché, a differenza di altri Paesi, oltre il 50 per cento degli investimenti pubblicitari sono concentrati sulla Tv. Un business enorme. E c’è chi è abituato a vivere di rendita, a pensare che una situazione simile sia immutabile. Per questo lo spostamento del pubblico verso il Web è comunque rivoluzionario. Ma alla fine ciò non significa che la televisione sia destinata a morire: solo che oggi in termini di contenuti non ha davvero più nulla da offrire agli spettatori.
Marco Montemagno sul blog Internet prende spunto dal dibattito per stilare una lista ideale degli impegni per il 2008: tra questi la necessità di portare Internet alle persone. Non possiamo aspettare che le persone vengano in Internet; parallelamente alla necessità di ripensare il copyright – di come rivoluzionarlo – e dell’uso di materiale protetto per produrre contenuti deve essere risolto al più presto; la pentola sta per scoppiare.
Fonte: Blogosfere High Tech
Talker o Texter?
3 gen
La ricerca di Psicocafe divide gli utilizzatori dei cellulari in talker o texter. I primi optano per la chiamata i secondi per gli sms.
“Questa distinzione è stata fatta per la prima volta da Fraser Reid, uno psicologo dell’Università di Plymouth che ha condotto una ricerca sugli effetti psicologici e sociali degli sms che ha coinvolto oltre 900 persone.”
Devo dire che l’uso di messaggi preferito alla chiamata e viceversa trova una ragione molto più semplice: i messaggi richiedono un’attenzione particolare sul dipositivo (difficile scrivere mentre si cammina per strada), necessitano quindi di più tempo per essere preparati, trovare le parole… senza considerare che alcuni cercano di far entrare tutto in 160 caratteri compresi gli spazi. E’ ovvio che sono più economici e che consentono di tenere in memoria ciò che si è scritto. La telefona è breve, veloce, volatile. Si può fare contemporaneamente ad altre azioni: mentre si guida in vivavoce e non con auricolari bluetooth non tiene neanche le mani occupate.
In somma… il medium è il messaggio, diceva McLuhan
La spesa pubblicitaria in USA perde il -0,1%, Online cresce a +16%
31 dic
La società Nielsen ha riportato la spesa pubblicitaria per i primi tre trimestri del 2007 che è diminuita del -0,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con Internet che continua a dimostrarsi come la più forte delle prestazioni (+15,9%) in ogni categoria.
Secondo i dati preliminari di Nielsen Monitor Plus, il principale fornitore di informazioni pubblicitarie competitivo, oltre a essere la pubblicità su Internet, le altre categorie che hanno mostrato un incremento nel corso dei primi tre trimestri di quest’anno sono stati: i magazine nazionali (7,7%), i supplementi nazionali della domenica (6,0%), esteri (5,7%) e le TV nazionali via cavo (1,2%).
Fonte Nielsen Media
Classifica dei trend USA nel 2007
28 dic
Nielsen rilascia la classifica dei trend USA nel 2007 dei primi 10 media che include:
- televisione,
- Internet,
- advertising,
- telefonia mobile,
- videogiochi,
- film,
- DVD,
- libri
- musica
Ecco alcune classifiche:
Top 10 TV Programs “Buzzed” about Online
Top 10 Internet Brands Accessed via a Mobile Device
Lista completa su Nielsen Trend Index.