Dati e Ricerche

I teens nel web e i social network

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Vi abbiamo parlato (alcuni post fa) dell’ultima indagine della Pew: “Teens and Social Media“, dove sono emersi interessanti dati, più di sei ragazzi su 10 sono utilizzano i cellulari e quasi tre quarti dei ragazzi hanno accesso ad un computer.

La maggioranza dei ragazzi intervistati ha visitato online siti d’intrattenimento e siti di news, utilizzato l’instant messaging e guardato video online, oltre ai siti di social networking.

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Tra l’altro il target dei teenagers è in rapida crescita nei gruppi di utenti dei siti di social networking, copn ben il /0 per cento che li utilizza almeno una vlta al mese. Secondo eMarketer poi il numero crescerà fino all’84% nel 2011.

Data la popolarità sia dei telefoni cellulari sia dei siti di social network tra gli adolescenti, c’è da aspettarsi che i teenagers a breve utilizzeranno le due tecnologie insieme. Già i primi dati dati suggeriscono che sarà il prossimo passo.

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I giovanissimi saranno perciò i protagonisti del Mobile Social Networking. Secondo lo studio (giugno 2007) di M: Metrics poi, ormai gli utenti al di sotto dei 25 anni sono già i più attivi nell’utilizzare il cellulare sui siti di social network, collegandosi ai siti più volte al giorno o alla settimana.

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Ma ecco in dettaglio i brands con le preferenze per il target più giovane e èper iltarget più anziano: il portale di giochi online MiniClip è il sito con il target più giovane del Regno Unito, con un’età media di 28,1 anni, mentre il target online più anziano preferisce Marks & Spencer, con l’età media di 46,5 anni.

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Cinque dei dieci brands online con l’età media più giovane sono d’intrattenimento, quattro invece sono legati alla creazione di social network.

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Qui potete scaricare una sintesi della ricerca: Nielsen Online_UK Population Age.pdf

Fonte: IAB

USA: utilizzo dell’online e ads

La seconda edizione dell’indagine “State of Media Democracy” realizzata da Deloitte & Touche mostra come sia incrementato in america l’utilizzo delle risorse online.

- il 38% guarda la TV online (+ 15% rispetto all’Aprile 2007, otto mesi fa)

-  di cui il 54% utilizza i siti di social network, chat e istant messaging.

- e il 45% dichiara di avere un profilo su un sito di networking sociale.

Sulla publicità:

- l’85% ritiene che la pubblicità televisiva è quella che ha ancora maggiore influenza sul comportamento d’acquisto;

- per il 65% sono gli annunci online

- per il 63% gli annunci sulla stampa.

- il 59 per cento ha dichiarato di prestare maggiore attenzione alla pubblicità su stampa,

- il 55 per cento ha citato qualsiasi tipo di pubblicità su Internet.

Sul tipo di pubblicità online:

- 78% considera i search ads come i più efficaci,

- 62% gli interactive ads

- 60% i banner.

Il dato interessante è che:

- il 67 %  sarebbe disposto a vedere più annunci online gratuito in cambio di contenuti.

- il 37%  preferibbe essere esposto a maggiori annunci pubblicitari piuttosto di pagare per i contenuti online.

- il 65% ha detto di considerare qualsiasi tipo di annuncio internet più invadente di quelli dei giornali.

2008: il WEB sorpasserà la TV?

Il migliore amico dell’uomo medio non è più il cane e nemmeno la tv ma il Web. Sta facendo discutere, e la discussione pare molto costruttiva, l’articolo di Repubblica che incrocia i risultati della ricerca Nielsen Politecnico di Milano con i dati di un’altra recente indagine dalla European Interactive Advertising Association (Eiaa), condotta in dieci nazioni europee.

Il Web nel 2008 sorpasserà la tv, questo il verdetto: il 54 per cento degli Italiani (27 milioni di individui dai 14 anni in su) ormai al piccolo schermo preferisce di gran lunga il web.

Per chi è già un essere digitale e vive dall’interno al cultura del Web l’articolo di Repubblica suona come l’avverarsi di una profezia o come il riconoscimento in via ufficiale di un fatto già evidente ma che nessuno osava affermare, tanto meno i quotidiani che si sono trasferiti online in tutta fretta per non perdere il passo con la concorrenza digitale.

Usa il termine profezia anche Nicholas Negroponte, autore – guarda caso – di Essere digitali, che avendo prefigurato questo scenario già nel 1995 si meraviglia di come il sorpasso non sia avvenuto prima; infatti non riesce a immaginare – parole suealcun senso nel gaurdare la tv se non per lo sport in diretta e, forse, per le elezioni. Qui l’intervista integrale a Negroponte, che merita una lettura.

ICT Watch apre però un altro filone all’interno di questa discussione; il blogger Piero Macrì scrive:

Si dà per scontato che la progressione di internet e la comunicazione su Web sia di per sé un fatto positivo che possa determinare i presupposti per un’informazione migliore di quella finora generata dai mezzi di comunicazione tradizionali, giornali, tv e radio. Ma ne siamo davvero convinti?  

Qui trovate la riflessione di Piero Macrì che esprime un concetto interessante: questo cambiamento porterà a risultati positivi?

Tra i dubbi sollevati dalla blogosfera, che sta commentando l’articolo di Repubblica, c’é anche l’apparente incongruenza tra i dati delle ricerche e la bassa diffusione di connessioni a banda larga del nostro paese. Lo sottlinea Hagakure, pubblicando alcuni grafici esplicativi: l’Italia è il fanalino di coda per la diffusione della banda larga.

Luca De Biase chiama in causa la qualità dell’offerta televisiva, probabile causa dell’improvvisa ondata prevista per il 2008:

Direi che l’erosione dei vecchi media e della televisione generalista è un fenomeno ineluttabile. Quello che stupisce, se i dati di questa ricerca saranno confermati, è l’ondata improvvisa di quest’anno. Certo, i dati su internet sono sempre difficili da valutare. Questo concetto di “preferenza” potrebbe in fondo essere una dichiarazione qualitativa che non si traduce in una immediata perdita di audience della tivvù altrettanto marcata.

Layla Pavone, presidente della Interactive Advertising Bureau, è cauta nella sua dichiarazione a Repubblica e porta la discussione suio binari degli investimenti pubblicitari: Non credo che la Rete sostituirà completamente la televisione, perché non credo che un mezzo di comunicazione possa essere soppiantato da un altro diverso. Al massimo convivono. È in atto però una trasformazione che da noi fa impressione perché, a differenza di altri Paesi, oltre il 50 per cento degli investimenti pubblicitari sono concentrati sulla Tv. Un business enorme. E c’è chi è abituato a vivere di rendita, a pensare che una situazione simile sia immutabile. Per questo lo spostamento del pubblico verso il Web è comunque rivoluzionario. Ma alla fine ciò non significa che la televisione sia destinata a morire: solo che oggi in termini di contenuti non ha davvero più nulla da offrire agli spettatori.

Marco Montemagno sul blog Internet prende spunto dal dibattito per stilare una lista ideale degli impegni per il 2008: tra questi la necessità di portare Internet alle persone. Non possiamo aspettare che le persone vengano in Internet; parallelamente alla necessità di ripensare il copyright – di come rivoluzionarlo – e dell’uso di materiale protetto per produrre contenuti deve essere risolto al più presto; la pentola sta per scoppiare.

Fonte: Blogosfere High Tech

Talker o Texter?

La ricerca di Psicocafe divide gli utilizzatori dei cellulari in talker o texter. I primi optano per la chiamata i secondi per gli sms.

“Questa distinzione è stata fatta per la prima volta da Fraser Reid, uno psicologo dell’Università di Plymouth che ha condotto una ricerca sugli effetti psicologici e sociali degli sms che ha coinvolto oltre 900 persone.”

Devo dire che l’uso di messaggi preferito alla chiamata e viceversa trova una ragione molto più semplice: i messaggi richiedono un’attenzione particolare sul dipositivo (difficile scrivere mentre si cammina per strada), necessitano quindi di più tempo per essere preparati, trovare le parole… senza considerare che alcuni cercano di far entrare tutto in 160 caratteri compresi gli spazi. E’ ovvio che sono più economici e che consentono di tenere in memoria ciò che si è scritto. La telefona è breve, veloce, volatile. Si può fare contemporaneamente ad altre azioni: mentre si guida in vivavoce e non con auricolari bluetooth non tiene neanche le mani occupate.

In somma… il medium è il messaggio, diceva McLuhan

La spesa pubblicitaria in USA perde il -0,1%, Online cresce a +16%

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La società Nielsen ha riportato la spesa pubblicitaria per i primi tre trimestri del 2007 che è diminuita del -0,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con Internet che continua a dimostrarsi come la più forte delle prestazioni (+15,9%) in ogni categoria.

Secondo i dati preliminari di Nielsen Monitor Plus, il principale fornitore di informazioni pubblicitarie competitivo, oltre a essere la pubblicità su Internet, le altre categorie che hanno mostrato un incremento nel corso dei primi tre trimestri di quest’anno sono stati: i magazine nazionali (7,7%), i supplementi nazionali della domenica (6,0%), esteri (5,7%) e le TV nazionali via cavo (1,2%).

Fonte Nielsen Media

Classifica dei trend USA nel 2007

Nielsen rilascia la classifica dei trend USA nel 2007 dei primi 10 media che include:

  • televisione,
  • Internet,
  • advertising,
  • telefonia mobile,
  • videogiochi,
  • film,
  • DVD,
  • libri
  • musica

Ecco alcune classifiche:

nielsen-2007-top-10-websites-in-us.jpgTop 10 Websites in the US

nielsen-2007-top-10-tv-programs-buzzed-about-online.jpgTop 10 TV Programs “Buzzed” about Online

nielsen-2007-top-10-internet-brands-accessed-via-mobile-device.jpgTop 10 Internet Brands Accessed via a Mobile Device

Lista completa su Nielsen Trend Index.

2 Miliardi in pubblicità via mail

Secondo l’ultima indagine effettuata da JupiterResearch, la spesa statunitense nelle pubblicità via mail è destinata a toccare quota 2 miliardi di dollari nel 2012, partendo dai 1,2 miliardi fatturati nel 2007.

Fonte: IAB

Social Network Marketing: la spesa pubblicitaria

social network marketing

 

Secondo quanto riporta MediaPost, le inserzioni pubblicitarie sui social network si stima raggiungerà i 2,2 miliardi nel 2008.

Le stime provengono da un nuovo studio di eMarketer, che vede quasi raddoppiare la spesa per questo anno di 1,2 miliardi. Facebook e MySpace, si dice, raccoglieranno ben il 70 per cento di quei dollari.

La crescita dell’uso dei social network spinge la crescita in dollari dell’advertising online. Secondo lo studio di eMarketer poi, ben il 37 per cento degli adulti ha visitato un sito di social network almeno una volta al mese nel 2007.

La ricerca prevede inoltre che la metà della popolazione adulta americana sarà iscritta in siti di social network dal 2011. Per gli adolescenti, le stime si attestano intormo all’84 per cento.

Sia Facebook che MySpace, hanno adottato provvedimenti al fine di soddisfare le esigenze e i desideri degli advertiser, incluse tutte le opzioni che permettono di analizzare la grande quantità di dati forniti dagli utenti e un’analisi dettagliata del comportamento degli utenti.

Fonte: IAB